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GUIDA TURISTICA

Castello della “Rejno Jano” – Castel Savio

Castello della “Rejno Jano” – Castel Savio


Il maestoso edificio fortificato,che sorge sui resti dell'antico castello, risale alla prima metà del'900. La Parrocchiale di San Michele Arcangelo conserva alcune importanti testimonianze di arte scultorea locale. Nell'orto delia casa canonica, su di una cisterna per l'acqua piovana é visibile una bocca di pozzo in pietra, a pianta esagonale, proveniente dai resti dell'antico castello.

ULTERIORI DETTAGLI
Il castello di Montemale costituisce una delle caratteristiche più significate del paesaggio della Valle Grana. Di qui la vista si estende su gran parte dell’arco alpino occidentale dal Monviso fino agli Appennini e sulla pianura cuneese dalle langhe fino all’imbocco delle valli. È ovvio quindi che a causa della sua posizione questo castello abbia avuto una notevole importanza nella storia locale.
L’edificio che si vede ora dominare la pianura è una ricostruzione effettuata negli anni trenta sulle rovine di un castello di cui l’esatta origine non è nota, ma che è già menzionato nei più antichi documenti della zona. Un atto del 1155 tratta di una permuta di edifici in Vottignasco da parte di un erto “Dominus Henricius filius Gossi Montismali” mentre nel 1160 il “Dominus Auricius de Montemalo” probabilmente la stessa persona donava alla canonica di Oulx i canoni che gli aspettavano in Val Maira ad Alma, Caldano, Morinesio, Stroppo e Prazzo. Questo dimostra che a quel tempo il “cuore di carne in campo azzurro” che era l’insegna dei signori di Montemale, dominava sulle valli e parte della pianura sottostante.
Nella prima metà del 1200 i Montemale divennero vassalli dei marchesi di Saluzzo. Sporadici documenti ci danno qualche ci danno qualche informazione sulla storia più antica di questo castello. Nel 1281 venne conquistato dai cuneesi che lo trovarono sprovvisto di difesa, ma veniva poi reso al marchese di Saluzzo.
Nel 1339 i Guelfi di Savigniano, Fossano e Cuneo attaccarono Montemale, difeso da Tommaso di Saluzzo, Ghibellino. Il villaggio venne saccheggiato e devastato, ma il castello resistette e venne liberato con l’aiuto dei Ghibellini di Cuneo.
Gli ultimi membri della famiglia dei Montemale a reggere il castello furono Giovanni e Giacomo, ma essendo questi alleati ai provenzali, il marchese Federico II di Saluzzo tolse a loro il feudo e lo diede nel 1384 a suo fratello Eustacchio di Saluzzo. Gli antichi signori banditi dal marchesato si stabilirono a Cuneo dove la famiglia dei Montemale ebbe per qualche tempo un ruolo prominente nella vita della città.
Nel 1386 Montemale veniva assediato da Amedeo VII di Savoia, il conte rosso, che aveva infaso il marchesato di Saluzzo. Non riuscì a prendere il castello e i suoi soldati come spesso succede si sfogarono sul villaggio e sui suoi abitanti.; centodue case furono distrutte, la casa canonica e la chiesa saccheggiate.
L’evento più noto nella storia del castello ebbe luogo durante la guerra tra l’imperatore Carlo V e la Francia. Montemale con tutto il Marchesato di Saluzzo era passato al re di Francia Enrico II alla morte del marchese Gabriele di Saluzzo nel 1548. Nel 1551 l’esercito imperiale guidato dal napoletano Cesare Maggi invadeva la regione.
Giovanni Federico di Saluzzo, detto Freilino, signore di Montemale, che era governatore di Dronero per il re di Francia, si rifugiò allora nel castello considerato inespugnabile. Militava nel campo imperiale un discendente illegittimo dei marchesi di Saluzzo, Augusto, e il Maggi lo invitò da Giovanni Federico per convincerlo a trattare con gli assediati garantendogli l’immunità. Questi accettò ed il Maggi cercò dapprima di convincerlo alla resa promettendogli favori da parte dell’imperatore. Trovandolo però irremovibile, violando la parola data, lo arrestò e lo fece condurre sotto al castello minacciandolo di ucciderlo sotto gli occhi degli assediati se questi non si fossero arresi. Essi allora, nonostante le proteste di Giovanni Federico, uscirono dal castello per salvare la vita al proprio signore. Una croce di legno segna il posto dove secondo tradizione, Giovanni Federico sudò sangue al vedere la resa dei suoi soldati.
Secondo tradizione il castello era collegato con la pianura da una galleria così grande che i “Dusou”, cioè i Signori del luogo, la percorrevano i carrozza.
Verso la fine del ‘600 in castello abbandonato incominciò ad andare in rovina, finchè nel ‘800 i suoi muri vennero addirittura usati come cava di materiale da costruzione dagli abitanti della zona. Nel 1933 poiché l’ultimo erede del castello, il conte Manfredo di Saluzzo, non aveva pagato un credito ipotecario, il 15 marzo il tribunale di Cuneo lo mise all’asta al prezzo base di 7 lire. La vendita di un antico maniero per questa cifra fece scalpore e giunsero offerte da tutta Europa. L’asta terminò con l’aggiudicazione dei ruderi da parte dell’ ingegnere Alessandro Savio, un dronerese proprietario di aziende elettriche in Liguria, per 8007 lire. In quell’epoca non rimaneva più alcun locale dell’antico edificio, ma le mura possenti ancora dominavano le vallate. Il nuovo proprietario ricostruì l’edificio, ribattezzandolo Castesavio Roccaforte, utilizzando in parte gli antichi muri e seguendone la pianta, ma snaturandolo completamente. Per qualche tempo su adibito a albergo, poi durante la guerra ospitò degli ufficiali prigionieri e, alla morte dell’ing. Savio fu donato alla Curia di Genova.
Oggi il castello è di proprietà della società Colombo Ambiente azienda che sta lavorando a progetti per la riqualificazione dell’edificio e dell’area adiacente.

Coumboscuro genièr/ belìer 2009 Luigi Massimo.







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