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GUIDA TURISTICA

Il tartufo

Il tartufo


Tuber melanosporum Vitt.
IL TARTUFO DELLA VALLE GRANA

Il settore tartuficolo della Valle Grana presenta alcune variabili rispetto alla situazione generale che si può verificare in Piemonte.
IL tartufo, commercialmente interessante presente in valle è il Tuber melanosporum. che, pur essendo molto pregiato, è stato per molti anni sconosciuto e poco considerato dalla popolazione locale.
I primi ritrovamenti di tartufi in Valle Grana documentati si possono far risalire agli anni ’30 grazie a contadini che zappavano a mano i loro terreni per coltivare le vigne o seminare orzo e frumento sui terrazzamenti esposti a sud.
Nessuno sapeva cosa fossero, mancava infatti la tradizione di cucinare il tartufo, venivano quindi abbandonati ed impedito ai cani di mangiarli per paura che fossero velenosi.
Purtroppo la popolazione locale è stata a lungo ad osservare attribuendo poca o nulla importanza a questo prezioso prodotto lasciando la strada libera a vari cercatori provenienti da località piemontesi dove da secoli è radicata una tradizione di cerca del tartufo,
Le iniziative di tutela e promozione, come l’istituzione della de.co. per le tartufaie naturali, la richiesta di tartufaie controllate, l’istituzione di un’associazione di tartuficoltori di valle, la coltivazione di piante micorrizzate,… sono arrivate in una situazione di avanzato degrado del patrimonio tartufigeno del territorio.


LA SITUAZIONE ATTUALE
L’area vocata alla produzione dei tuber parte dai 500 m.s.l. m del versante a esposizione favorevole, a monte dell’abitato di Bernezzo, risalendo verso Ovest fino a raggiungere il Comune di Pradleves ed in quota ad un’ altitudine massima di 1000 m s.l.m., limite ecologico sia per il tartufo che per le roverelle, piante in grado di produrre questi funghi.
Da un censimento effettuato lo scorso autunno si sono contate un centinaio di piante tartufigene su di una superficie vocata di circa 400 ha. Le piante sono in condizioni ecologiche non ottimali e danno produzioni molto variabili negli anni.
Il patrimonio tartufigeno può essere incrementato grazie alla possibilità di coltivare piante micorrizate, come è stato fatto a partire dal 2002 da un intraprendente imprenditore agricolo della Valle Grana, al fine di garantire una certa produzione ai consumatori, e nello stesso tempo recuperare territori marginali.
Importante è cercare di coinvolgere in modo attivo la popolazione locale seguendola nell’impianto e nella gestione di tartufaie coltivate.
Nel mese di settembre è stata costituita un “Associazione di Tartuficultori della Valle Grana” che coinvolge la comunità montana Valle Grana il comune di Montemale di Cuneo e 16 soci (molti dei quali hanno già realizzato una piccola tartufaia) con lo scopo di formare una squadra per agire verso obiettivi comuni al fine di tutelare e gestire in modo appropriato le tartufaie naturali e coltivate, riservandosi la cerca del prodotto e gli effetti positivi che derivano dalla vendita.
Il tartufo, prodotto con un forte legame territoriale, può svolge un ruolo fondamentale nel recupero e nella gestione di questi aree marginali ma deve essere supportato da eventi di promozione, diversificazioni di prodotti trasformati e disponibilità di prodotto in modo da creare un richiamo turistico.

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